Ponte alla Chiassa - Arezzo
C'era un mulino sulla provinciale, al tempo della Topolino e la Moto Galletto, che si affacciava sul Ponte e sulla Chiassa, l'acqua della quale faceva girare la sua ruota. Il sole che ne scalda i muri pare faccia esalare ancora l'odore di grano, di farine e di sementi, anche se adesso è diventato un condominio. Di fronte, tra il canto delle cicale e quello dei passeri a inseguirsi da un cipresso all'altro, c'è il suono delle voci di anziani giocatori e il rumore delle bocce nel pallaio di quarant'anni fa!
Dal 24 agosto al 4 settembre, con la 32a Festa al Vecchio Ponte, alla maniera dei riti di passaggio della Civiltà Contadina, Ponte alla Chiassa festeggia il suo passato e il suo presente, per auspicarsi un migliore futuro.
Un volo radente su quel territorio che, dalla cascata sull'Arno dove tuffarsi da ragazzi, raggiunge la "passerella" una volta su cavi di acciaio e tavole di legno, così pittoresca da essere menzionata negli itinerari della Guida Toscana Touring Club del 1970.
Dalla "Cartiera" con le sue chiuse di acqua forzata e il sapore di archeologia industriale, tra la memoria e l'oblio, e quel percorso che dalla piazzetta di Giovi scende proprio lì, ai bordi dell'Arno, da cui parte la competizione con imbarcazioni e galleggianti artigianali a salutare l'arrivo dell'estate, nella "Spollinata" diretta a Ponte a Buriano.
Ponte alla Chiassa è ancora oggi sintesi di scorci e di visioni, come nella foto successiva, alla maniera delle incisioni di Rembrandt o i quadri del Tiepolo, col pescatore sospeso nel tempo e nello spazio e un'altra dimensione. Ed è appunto in quella sospensione che il paese e i suoi abitanti paiono condannati a rimanere.
Punto di sosta e di riposo già nel '300, per viandanti e pellegrini in arrivo dal nord e diretti a Roma, come sulla Composteliana diretti a Santiago, se una volta era questione di passanti appiedati, di cavalli e di carrozze, di cui si festeggia il ricordo e il Vecchio Ponte, anche quello "nuovo" appartiene già al passato e non più adeguato alle crescenti necessità. Flussi incessanti di auto lo attraversano, inclusi i grandi camion con rimorchio su di un ponte privo di marciapiedi e che, di fatto, divide lo stesso paese.
Si percepisce appunto quella sensazione di periferia metropolitana, costretta a pagare i costi dell'espansione cittadina, ma senza le soluzioni necessarie a salvaguardarne la storia e la vivibilità. Addirittura "Sede di Circoscrizione" nel recente passato, ma evidentemente subalterna, o incapace a far sentire la propria voce.
Un quartiere dormitorio dove la mentalità conservatrice degli anziani pare salvaguardi il passato, ma solo per il rifiuto di ogni cambiamento. Un "ponte" che diventa specchio di una realtà più vasta, dove la riduzione della natalità e l'assenza di bambini ne diventa l'origine e la conseguenza, ancora più evidente nell'immagine sopra, pur priva dei camion che solitamente l'attraversano.
Scorci pittoreschi e prospettive con la ferrovia immersa nel verde, fino a quando non interseca le case e ne taglia la strada. In oltre cinquant'anni non c'era mai stata una protesta, fino a quando un'ambulanza ha dovuto aspettare il passaggio del treno!...
Ponte alla Chiassa è insomma un "laboratorio", dove la realtà si riflette in tutte le sue contraddizioni: anziani vocianti che giocano a carte e urlano per ogni goal visto in televisione, e squadre di calcio femminili che, almeno teoricamente, si presumeva nascessero in ambienti con visioni più vaste.
Un buon "punto di sosta" quindi, come lo era nel '300, dove fermare i propri passi e la carrozza di un moderno Gran-Tour!
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