Il bottone "Galleria Foto" apre il reportage sulla Fiera
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Arezzo
Era il 1968 quando Ivan Bruschi, antiquario aretino, decise di creare una manifestazione di carattere nazionale dedicata all’antiquariato e inserita nella cornice del centro storico della città di Arezzo.
Promuoveva così gli oggetti della sua professione e contemporaneamente indicava la sua città come luogo dove mensilmente i collezionisti e gli appassionati potevano ritrovare il piacere della ricerca e la più grande esposizione dei migliori pezzi.
L’originalità dell’iniziativa ebbe un tale successo che la televisione, ancora adolescente e unicamente RAI, prese a utilizzarla come scenografia sulla quale far muovere artisti e scrittori durante le interviste o gli indossatori per quel fenomeno sociologico che fu la pubblicità su "Carosello", con gli abiti Lebole e l’oreficeria 1AR con la famosa medaglia dell’amore "+ di ieri, di domani".
Qualcosa che aveva tutto il sapore del boom economico e della ricerca di Mario Soldati attraverso l’Italia, a caccia dell’antico e dell’originale, intercalando paesaggi e piatti tipici in un’epoca di cambiamento, dove la popolazione oltre al frigorifero, la Vespa e la Lambretta, la Cinquecento e la televisione, scopriva il piacere di viaggiare.
Da allora, con cadenza regolare, ogni primo week-end del mese il centro storico aretino si copre di colori, di oggetti, di banchi e di persone, tra piazze e strade cariche di storia.
Per certi aspetti, la cosa è estremamente semplice: un viaggio verso una bella località, un momento di tranquillità e di passeggio fianco a fianco, la possibilità di acquistare qualcosa per sé o per l’abitazione, gustare ottimi piatti della cucina toscana e tornare a casa con i colori del tramonto, la silouette delle torri merlate che si stagliano sul cielo e negli occhi e nella mente altre visioni e nuovi ricordi, come appunto fa la vita nel suo scorrere. Se poi avete la fortuna d’essere innamorati, l’antiquariato gioca da catalizzatore, con gli oggetti del passato che fanno emergere ricordi e sorrisi, spingendo a raccontare reciprocamente e accrescendo la complicità del ricordare assieme.
Non fatevi perciò distrarre, da politici e amministratori che queste cose, forse, non le hanno mai vissute e capite, presi solo dalla volontà d’incrementare la manifestazione, come a giustificare il proprio ruolo, decretando la morte dei fragili equilibri su cui quella poggia ancora.
L’antiquariato, in termini di arredi: di mobili, di quadri e oggetti di minori dimensioni, era ciò che possedeva solo un numero esiguo di persone, ovvio allora che, pur aumentando il benessere e i potenziali compratori, quel tipo di merce sia in continua riduzione, o non più esposta per disinteresse, come i grandi armadi, ormai non più adeguati agli attuali appartamenti.
Se la famiglia patriarcale non esiste più, con i nonni, gli zii, i figli e i nipoti sotto lo stesso tetto, a cosa serve un tavolo da dodici persone, oltretutto da mettere in una stanza dove a malapena entra un divano di fronte alla televisione?
Sono appunto questi cambiamenti che la politica sembra non in grado di capire, come rimasta immobile alla prima edizione di oltre cinquant’anni fa. La ricerca quindi di espedienti e novità per incrementare il numero degli espositori e dei potenziali clienti, diventa un’astrazione e una forzatura che può addirittura rivelarsi negativa!
La Piazza vista dalle Logge Vasari
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Cose queste tuttavia che poco interessano al gruppo di amici in vacanza, o la coppia d’innamorati cui si faceva riferimento.
Sorridono scendendo dall’auto nel grande parcheggio a nord, zona La Catona, per poi salire in alto con le scale mobili, verso l’antica città fortificata e lo sguardo rivolto alla campagna e quel Casentino della Battaglia di San Barnaba, nella Piana di Campaldino tra Guelfi e Ghibellini, dalla quale Dante Alighieri, "guelfo bianco" nei primi schieramenti alla battaglia, trasse ispirazione per l’Inferno della Divina Commedia.
E proprio le scale mobili, osteggiate per anni, sono diventate il mezzo di trasporto onirico tra due diverse dimensioni, almeno per chi ha capacità d’astrazione.
Lasciata l’auto in basso e saliti tra il verde del Prato, la gradinata della Cattedrale con la statua del Granduca Ferdinando e le pietre, le torri merlate e l’orologio del Palazzo Comunale rappresenta quel tuffo nel passato voluto da Ivan Bruschi per la sua Fiera dell’Antiquariato. Nel lento avvicinarsi alle strade e alle piazze interessate dall’esposizione, si percepisce la sapienza e la bellezza dell’architettura, con un centro storico in equilibrio tra giardini e pietra.
Dalla casa del Petrarca alla Biblioteca, fino al "campanile dalle cento buche" della Pieve, la vista e l’udito quasi perdono il legame con l’attualità, se non fosse per la presenza di altri visitatori. L’ingresso infine in "Piazza Grande" (Piazza Giorgio Vasari), tra la prospettiva delle Logge e la cornice di edifici storici, fa riaffiorare ricordi di cavalieri e armati, chiarine e tamburi, come la Giostra del Saracino vuole rievocare.
Negozi di antiquari con preziosi intarsi, arazzi e pietre colorate, sembrano appena giunti dalla "Via della Seta", come Piero della Francesca raffigura i personaggi della sua Leggenda della Vera Croce nella Basilica di San Francesco, mentre gli oggetti esposti nei banchi in piazza raccontano storie e parlano del proprio tempo e dei loro antichi proprietari.
Allo stesso modo la sapienza del passato si presenta sui piatti e nelle tavole della cucina toscana, di cui i ristoranti Le Logge Vasari e La Lancia d’Oro sono degni esponenti, a completare il cerchio di una giornata e di una vacanza in terra di Etruria.
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