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ESPOSIZIONI
Le bibbie dei poveri in Santa Croce

A Firenze, per un anno, arte bizantina e occidentale a confronto

Testo di: Isabella Mancini -
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Firenze

Oriente e Occidente hanno parlato per secoli lingue comuni fatte di commerci, scambi di potere e cultura. Poi la via delle spezie si interrompe bruscamente e quelle che prima erano chiese sorelle diventano sorellastre. L’arte occidentale celebra l’uomo in rapporto con Dio, mentre quella orientale l’astrazione delle forme oltre l’uomo.

Il percorso che ha legato per secoli l’Italia all’Oriente viene ripercorso in una singolare occasione espositiva. Nel complesso monumentale di Santa Croce verranno ospitate alcune opere dei più significativi cicli pittorici della tradizione bizantina. In questo modo sarà possibile un eccezionale confronto diretto con gli affreschi custoditi all’interno della basilica fiorentina. Per un anno intero i tesori dell’arte bizantina, racchiusi nei monasteri serbi, patrimonio dell’umanità (UNESCO), guideranno i visitatori in un confronto tra due mondi: quello orientale e quello occidentale, che hanno segnato l’arte figurativa e il modo di raccontare la dimensione del divino e della vita quotidiana. Non un’arte semplicemente figurativa ed estetica, ma un’arte didattica in grado di comunicare messaggi e valori evangelici e tradizionali.

Testimonianza tangibile dei legami ininterrotti e gli influssi reciproci, verificatisi, grazie al comunità latine, tra la costa adriatica orientale e il retroterra slavo dei Balcani centrali, gli affreschi presentano rimarchevoli similitudini che riflettono le notevoli radici comuni alla cultura italiana e serba nel Basso Medioevo.

L’esposizione in Santa Croce e il confronto con i cicli pittorici della grande scuola fiorentina permetterà un viaggio di collegamento tra aree geografiche e culturali rimaste sorelle per origine e modalità di trasmissione della spiritualità cristiana. Attraverso forme di narrazione basate sulla forza delle immagini venne sviluppata una ‘tecnica’ di comunicazione in cui architettura, forme, colori e liturgia definivano un particolare spazio per l’esperienza interiore e spirituale del sacro. Quella degli affreschi nelle chiese e nei monasteri cristiani tra il XIII e il XIV secolo è stata una modalità di scrittura che rendeva questi luoghi grandi enciclopedie di pietra nelle quali potersi immergere accolti dal logos e da immagini che a quello rimandavano: una biblia pauperum composta con materiali poveri e per i poveri di studi, di spirito, di esperienza.

La Bibbia dei poveri, pur avendo a volte modesta committenza soprattutto nelle campagne, fruiva dei larghi mezzi delle famiglie più in vista capaci di far muovere cantieri grandiosi. Il transetto della Basilica di Santa Croce ne è un esempio lampante. Bardi, Peruzzi, Castellani, Baroncelli, le famiglie più importanti e ricche di Firenze chiamano i più celebrati artisti del momento ad eseguire le varie parti di una grandiosa Biblia Pauperum che si completa con i soggetti presenti sulle pareti della navata (Vita di Cristo, Trionfo della Morte, Gerusalemme Celeste), della Sagrestia e del Cenacolo e trionfa nel ciclo della Vera Croce della Cappella Maggiore.

"Il ponte delle immagini"
Un viaggio nell’arte bizantina tra Roma e Bisanzio
Santa Croce, Firenze
Dal 29 novembre 2011 al 29 novembre 2012

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